Verona scopre il vero segreto della crescita economica – La collaborazione tra PMI e multinazionali al centro dello sviluppo concreto e a lungo termine

Verona scopre il vero segreto della crescita economica – La collaborazione tra PMI e multinazionali al centro dello sviluppo concreto e a lungo termine

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Che l’Italia sia sempre stata un porto in cui tutto il mondo viene per trovarsi e ritrovarsi non è una novità. E oggi come ieri, la realtà italiana si mostra terreno fertile per far nascere e crescere relazioni internazionali di diversa natura e intensità. Dallo sviluppo economico a quello diplomatico, l’Italia è davvero il paese che meglio favorisce l’instaurarsi di relazioni positive e produttive. Non è un caso dunque se Verona, distretto a metà tra il manifatturiero e il multinazionale, con una lunga storia alle spalle di tradizione e innovazione, sia risultata tra le città più virtuose del 2017 per export e crescita di fatturato e occupazione. Solo sui mercati esteri, le aziende del territorio veronese hanno guadagnato nel primi 9 mesi del 2017 oltre il 7%.

Un successo che risiede per intero, come sottolineato da Michele Bauli, presidente di Confindustria Verona, nelle peculiarità stesse del territorio. Già da tempo ESG89 Group ha messo in evidenza come la scarsa managerializzazione delle imprese e la mancanza di propensione verso l’acquisizione di nuove competenze provenienti dall’esterno sia uno dei limiti, se non il maggiore dei tanti, che influenza negativamente la crescita delle imprese italiane. Nel caso del distretto veronese, tuttavia, la situazione sembra essere del tutto ribaltata.

La compresenza decennale fra PMI italiane e multinazionali ha consentito una reciproca e benefica osmosi, che ha avuto come risultato uno sviluppo delle competenze manageriali delle PMI e un approccio maggiormente rivolto alla qualità e al Made in Italy da parte delle multinazionali.  È dunque questa la chiave di volta della crescita a lungo termine. Unire il know-how delle imprese italiane con le capacità e le dimensioni produttive delle multinazionali. E i risultati sono chiari e inconfutabili: tra il 2007 e il 2012, i ricavi sono aumentati del 12%, i dipendenti del 14% e le immobilizzazioni del 15%. Infine, la saturazione degli impianti, crollata al 66% nel 2012, è tornata al 76% nel 2017.

Il circolo virtuoso esiste e dimostra anno dopo anno la sua efficacia. Un modello di collaborazione tra realtà industriali diverse che può e deve essere adottato anche da altri distretti imprenditoriali del paese per ottenere risultati ugualmente efficaci, livellare le distanze tra le diverse zone produttive e creare benessere diffuso.

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